Mercati

Il terrorismo mediatico e il caso Nvidia

E come al solito si ricomincia con il terrorismo mediatico al primo stormir di fronde dei mercati finanziari. Eppure, sono proprio i media a dichiarare di voler sviluppare un percorso di consapevolezza del mondo del risparmio, di educazione. E invece, basta una correzione del 2%, ed ecco che i miliardi, anzi i trilioni bruciati, tornano a far fumo dalle piazze delle borse di mezzo mondo.

Ci vorrebbe un po’ di responsabilità, ma chi si preoccupa di come un titolo o un articolo di giornale possa generare comportamenti scorretti da parte dei risparmiatori? Chi si preoccupa del fatto che un eccesso di enfasi, in alcuni casi, o un eccesso di negatività, possano disorientare a tal punto chi ha investito da fargli commettere errori “costosissimi” di investimento e di disinvestimento?

Prendiamo il caso più eclatante: Nvidia.

A metà giugno le azioni del colosso dei microchip avevano raggiunto livelli straordinari, tali da portarlo a una capitalizzazione così grande da farla diventare la prima azienda al mondo. Da quel momento però, proprio mentre tutti la stavano osannando, qualcosa è successo nel sentiment del mercato e nel giro dell’ultimo mese le oscillazioni e il saldo fortemente negativo hanno portato a perdite anche a doppia cifra. E oggi, qual è il commento? Che forse il titolo era cresciuto troppo, che forse era gonfiato, che forse…

Probabilmente bisognerebbe essere tutti più attenti. I dubbi, i ‘che forse’ di oggi, magari potevano essere espressi un mese fa. Sta di fatto che col cerino bruciato tra le mani è il trader inventato dell’ultima ora, il risparmiatore alla ricerca della ‘ricchezza tutta e subito’, le cui perdite sono reali e non soltanto scritte su un grafico o tra le colonne di un articolo.